Un imprevisto economico, una spesa impellente o un periodo di difficoltà lavorativa, come la perdita del lavoro, possono capitare a chiunque e a volte fanno saltare il pagamento di una rata del prestito. Sapere cosa succede quando questo accade ti aiuta ad affrontare la situazione con più lucidità e a scegliere per tempo la strada giusta, prima che un semplice ritardo si trasformi in un problema più serio.
Cosa comporta il mancato pagamento di una rata
Quando salta il pagamento di una rata di un finanziamento, la banca o la società finanziaria non agisce mai in modo immediato e drastico. Esiste infatti una gradualità nelle conseguenze, che dipende soprattutto dal numero di rate non versate e dal tempo che passa prima di regolarizzare la propria posizione debitoria.
Una rata pagata in ritardo di pochi giorni, magari per una dimenticanza o un disguido con l’addebito sul conto corrente, ha un peso molto diverso rispetto a un mancato pagamento che si protrae per mesi. Nel primo caso, di solito, basta saldare l’importo dovuto per chiudere la questione senza particolari conseguenze. Nel secondo, invece, il creditore avvia una serie di passaggi che possono arrivare fino a vere e proprie azioni previste dalla legge.
Le fasi del mancato pagamento di un finanziamento
Il primo ritardo e i solleciti
Se non riesci a versare una rata alla scadenza, il primo passo da parte dell’ente creditizio è quasi sempre un sollecito: una comunicazione, telefonica o scritta, con cui la banca o la finanziaria ti ricorda l’importo da pagare e ti invita a regolarizzare la posizione. In questa fase non c’è ancora nulla di irreversibile: si tratta di un promemoria che, se gestito subito, evita conseguenze più pesanti sia sul piano economico che su quello creditizio.
La segnalazione in banca dati
Le cose cambiano quando il mancato pagamento riguarda almeno due rate consecutive. A questo punto scatta, salvo regolarizzazione, la segnalazione presso i sistemi di informazioni creditizie, tra cui il CRIF, che raccolgono lo storico dei pagamenti di chi, come debitore, ha ottenuto un prestito personale o un altro tipo di finanziamento. Prima di procedere, l’istituto è comunque tenuto ad avvisarti per iscritto, concedendoti solitamente una quindicina di giorni di tempo per saldare quanto dovuto ed evitare l’iscrizione in banca dati.
Se il debito non viene coperto entro questo termine, la segnalazione negativa diventa visibile e da quel momento chiunque valuti una tua richiesta di credito, come un’altra banca, una finanziaria o un rivenditore che propone finanziamenti rateali, potrà consultarla. È quello che comunemente viene definito lo status di “cattivo pagatore”: una condizione che, pur non essendo una sanzione penale, rende più complicato ottenere nuovi prestiti o persino aprire carte di credito.
La messa in mora e gli interessi
Parallelamente alla segnalazione, il creditore può procedere con la messa in mora: una comunicazione formale con cui ti si intima di pagare entro un termine stabilito, generalmente compreso tra i 15 e i 30 giorni. Da questo momento iniziano a maturare gli interessi di mora, che si aggiungono alla rata originaria e fanno crescere l’importo complessivo dovuto. La messa in mora ha anche un altro effetto rilevante: interrompe il termine di prescrizione del debito, che ricomincia così a decorrere da capo.
Il decreto ingiuntivo e il pignoramento
Se, nonostante solleciti e messa in mora, la situazione debitoria non si risolve, la banca o la finanziaria può affidare la pratica a una società di recupero crediti oppure rivolgersi direttamente al tribunale per ottenere un decreto ingiuntivo: un provvedimento con cui il giudice ti ordina di pagare quanto dovuto entro un termine definito. Se non presenti opposizione o non paghi in questa fase, il decreto diventa esecutivo e apre la strada al pignoramento, che può riguardare il conto corrente, una quota dello stipendio o della pensione, oppure altri beni di tua proprietà. Si tratta comunque dell’ultima fase di un percorso che, nella maggior parte dei casi, si può evitare intervenendo con anticipo.
Quanto resta visibile una segnalazione negativa
Una domanda che si pongono in molti riguarda la durata di queste segnalazioni. In linea generale, un ritardo isolato su una o due rate, se poi regolarizzato, resta visibile nei sistemi di informazione creditizia per circa un anno. Ritardi più frequenti o prolungati possono restare registrati fino a due anni, mentre in caso di rate rimaste del tutto insolute il dato può permanere fino a tre anni dalla chiusura della posizione.
Diverso è invece il discorso della prescrizione del debito in sé stesso: secondo l’articolo 2946 del codice civile, il diritto del creditore a richiedere il pagamento si estingue dopo dieci anni, a patto che in questo periodo non siano intervenuti atti che interrompono il conteggio, come una messa in mora o la notifica di un decreto ingiuntivo. Ogni interruzione fa ripartire il termine da zero, motivo per cui in pratica il periodo effettivo può allungarsi notevolmente.
Le conseguenze sulla possibilità di ottenere nuovi prestiti
Essere considerati un cattivo pagatore ha un effetto molto concreto sulla vita finanziaria di una persona: diventa più difficile, anche se non impossibile, ottenere nuovi prestiti. Banche e finanziarie, prima di concedere un finanziamento, consultano quasi sempre le banche dati creditizie per valutare l’affidabilità del richiedente, ed è comprensibile che una segnalazione recente riduca le probabilità di approvazione o comporti condizioni meno vantaggiose.
Questo non significa restare esclusi per sempre dal credito. Una volta regolarizzata la posizione e trascorso il tempo previsto per la cancellazione automatica della segnalazione, tornare a costruire uno storico creditizio positivo è del tutto possibile.
Cosa fare se non riesci a pagare una rata
Parlare subito con la banca o la finanziaria
Il consiglio più importante è non aspettare che la situazione peggiori da sola. Contattare l’istituto creditizio non appena ti accorgi di essere in difficoltà ti permette di spiegare la tua situazione economica ed esplorare insieme le soluzioni disponibili, prima che scattino segnalazioni o azioni più incisive.
Valutare un piano di rientro
In molti casi banche e finanziarie sono disponibili a trovare un accordo con il cliente, ad esempio attraverso una sospensione temporanea delle rate oppure un allungamento della durata del finanziamento, utile a ridurre l’importo mensile da versare. Un piano di rimborso costruito per tempo, quando esistono i margini per negoziarlo, evita quasi sempre l’apertura di una procedura di recupero crediti.
Le soluzioni alternative per chi ha più rate da gestire
Quando le difficoltà nascono dal fatto di avere più finanziamenti attivi contemporaneamente, magari sommati a spese impreviste che si sono accumulate nel tempo, una soluzione da valutare è il consolidamento debiti: unire più rate in un’unica rata mensile, spesso più sostenibile rispetto alla somma degli impegni precedenti. Per chi ha un lavoro dipendente o percepisce una pensione, un’altra strada percorribile è la cessione del quinto, o in alcuni casi la delega di pagamento, che prevedono un rimborso trattenuto automaticamente dallo stipendio o dal trattamento pensionistico, riducendo così il rischio di nuovi ritardi.
Affrontare per tempo una difficoltà economica, confrontandoti con chi può aiutarti a individuare la soluzione più adatta alla tua situazione, è sempre la scelta migliore rispetto a lasciar correre il problema.





